NASSETA TOUR COMPLETO

L’anello completo percorre l’intero perimetro della Curtis di Nasseta passando per la vetta del Cavalbianco e l’alto bacino idrografico del Riarbero, compresi nel Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano. Il primo tratto, inoltre, segue le tracce della cosiddetta “Strada delle 100 miglia”, importante via romana costruita nel II secolo a.C. lungo il percorso più breve nord-sud, appunto 100 miglia (148 Km), tra le piazzeforti di Parma e Lucca.
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Si lascia il parcheggio di Giarola e, scendendo lungo la strada provinciale si perviene in breve alla frazione di Campo. Si attraversa il piccolo borgo e seguendo strade rurali e di servizio si arriva a un bivio sullo spartiacque Ozola-Secchia dal quale, scendendo a sinistra, è possibile arrivare alla confluenza dei due fiumi (deviazione di 15 minuti per la sola discesa, bel panorama sui due corsi d’acqua).
La dorsale, localmente detta “Costalunga”, rappresenta il confine est della “Curtis”: essa ha rappresentato fin dall’antichità la via più breve, per chi giungeva da Bismantova, per raggiungere Lucca attraverso il passo di Pradarena o di Cavorsella.
Dal bivio precedente (o dalla confluenza dei fiumi, se si è scesi) si sale a Cinquecerri, si attraversa il grande borgo (da vedere, acqua nei pressi della piazza e della chiesa) e si continua verso il monte Ca’ di Velaneto, raggiungibile con una breve deviazione (panchine per sosta). Sulla sua sommità, secondo le mappe dell’abbazia di San Prospero, doveva essere situato un castelletto a presidio della strada per il valico, già in rovina nel XVI secolo. In breve si arriva in località “Le Prate” incrociando la strada provinciale Cinquecerri-Vaglie.
Le praterie della località Le Prate (e, a volte, le mucche chianine al pascolo dell’Azienda “Le Comunaglie”) ci accolgono, assieme ad un bellissimo panorama che spazia lungo tutta l’alta Valle del Secchia, dalle sue sorgenti, poste nella conca sotto l’Alpe di Succiso, ai Gessi Triassici, fino alla Pietra di Bismantova e oltre, verso la pianura.
Si continua per un piccolo tratto sulla strada asfaltata Cinquecerri-Vaglie poi, tramite una carrareccia, si perviene al cippo che ricorda il sacrificio di alcuni partigiani nel 1945. Si attraversa la strada provinciale Vaglie-Collagna puntando a un alto traliccio della linea elettrica, e si riprende il sentiero di crinale verso sud-ovest, la cui ampia frequentazione nei secoli è resa evidente dalla profondità della traccia che incide il crinale stesso.
Al colle Albuceto si incontra la strada forestale che arriva da Vaglie che si segue fino a una biforcazione. La pista di destra porta in località “Le Fredde”, dove alcune sorgenti sono captate per alimentare l’acquedotto di Vaglie-Cinquecerri, ma noi teniamo la sinistra che sale fino a incrociare il sentiero CAI 609, detto “dei pastori”. Siamo alla sella “sud” dell’altura che abbiamo informalmente battezzato Monte Palaredo” (vedi approfondimento storico-culturale) e una piccola deviazione lungo la cresta ci porta sulla sommità (consigliato).
Dalla sella la strada (CAI 609) segue i contrafforti del Monte Cavalbianco verso sud-est, passa il Rio del Martinaccio e, a quota 1380, fiancheggia sulla sinistra una piccola depressione allagata (a volte asciutta, detta localmente “lag dal begh”), utilizzata per ricoverare e abbeverare le pecore. Qui si lascia il CAI 609, si costeggia la depressione in direzione sud-est e per tracce nel bosco si sale di una cinquantina di metri fino ad incrociare il CAI 645 seguendolo verso ovest fino in località La Buca.
- NB) Se i cani del pastore ci impediscono di passare vicino alle pecore (meglio non contraddirli in assenza del padrone!) si continua sul CAI 609 fino al bivio in località “Il Quartiere”, seguendo poi il CAI 645 verso ovest fino in località La Buca (si allunga di circa 15-20 minuti il percorso).
Si sale col CAI 643 fino al limitare del bosco, dove iniziano le praterie del Cavalbianco, e poi si punta direttamente al colletto nord del monte per tracce di sentiero che attraversano vasti campi di mirtilli.
Seguendo la panoramica cresta si arriva alla vetta, un vero balcone sulle valli sottostanti, le cime dello spartiacque tosco-emiliano e le lontane Apuane.
Per la ripida variante CAI 643 si scende decisamente verso nord fino al Passo di Pradarena (rifugio-ristorante e acqua), da dove si prosegue per il Passo di Cavorsella tramite l’ampia pista CAI 647.
Si mantiene la pista fino al Passo del Lupo. Qui la si abbandona seguendo il sentiero originale CAI 647 che scende velocemente nel vallone del Torrente Riarbero. Lo si attraversa e, poco dopo, si guada anche il suo affluente Rio Torbido, dalle acque lattiginose, (problemi per i guadi in caso di forti precipitazioni!). Si segue il CAI 647 che corre sempre a mezza costa su una quota di circa 1160 metri, abbandonandolo quando si incrocia una pista forestale che scende decisamente verso destra, attraversa nuovamente il Riarbero in prossimità di una briglia di captazione dell’acqua in località “Le Ferriere” e risale sul “Sentiero dei Pastori” (CAI 609).
Il CAI 609 si inoltra decisamente nella profonda gola degli Schiocchi del Riarbero mantenendosi sulla destra idrografica fino al “Ponte del Morotto”, dove cambia sponda proseguendo sempre lungo il torrente. Appena il percorso inizia a salire verso Cerreto Alpi allontanandosi dal torrente, dobbiamo lasciare il CAI 609 e seguire la traccia che scende, trascurando dopo poco a destra la deviazione sul “Ponte delle Pietre”, fino a raggiungere il ponte sul fiume Secchia.
Qui è necessario passare sull’altra sponda perché attualmente non esiste un sentiero facilmente percorribile sul lato destro del Secchia.
Si segue la carrareccia oltre il ponte fino a Collagna (cartelli MTB 02 – Alta via delle sorgenti), si passa sotto la circonvallazione sopraelevata della SS 63, si costeggia il depuratore di Collagna e, all’altezza della Maestà ottocentesca “Madonna della Barca” (magnifico colpo d’occhio su tutto il Livello di Nasseta e il percorso già effettuato!), si scende per la strada di destra verso il Secchia. All’altezza di un bel poggio panoramico sul fiume, il percorso devia a sinistra e si perde in mezzo ai boschi. Seguendo esili tracce (utile il tracciato GPX) non dovrebbero esserci problemi a percorrere le poche centinaia di metri necessarie per arrivare al Rio Collagna, guadarlo e immettersi sulla strada non asfaltata che da Acquabona scende verso il ponte sul Secchia. Passato il fiume si sale per la sterrata e, dopo un tornante, si devia a sinistra su una carrareccia che porta al sito dove sorgeva l’antico borgo di Nasseta, unico villaggio all’interno della “Curtis”, completamente distrutto nel XV secolo da faide e lotte feudali tra i “Signori” dei castelli circostanti.
Dal sito di Nasseta si scende lungo il bordo destro del prato sottostante, arrivando sul ciglio della scarpata erosa profondamente dal Fosso Casano [ex rivum de Nasetum]; si discende con attenzione aiutandosi con gli alberi, si guada il Fosso cercando il punto più adatto e si reperisce la traccia di sentiero che attraverso campi e boschi abbandonati da decenni ritorna a Giarola (utile la traccia GPX).
