Percorso delle miniere d’argento di Casalino

Le miniere di Casalino, situate sul ciglio strapiombante degli Schiocchi dell’Ozola e destinate all’estrazione della galena (solfuro di piombo) mista a piccole quantità di argento, risultavano essere sicuramente in attività nel XVII secolo per le esigenze finanziarie del Ducato Estense, ma probabilmente erano già conosciute in epoche precedenti.Abbandonate e riportate in uso a più riprese per la scarsa resa in argento, le ultime attività estrattive furono condotte durante la prima guerra mondiale, impiegando prigionieri austrici esperti minatori. Attualmente gli accessi alle gallerie sono crollati e le scarse tracce esterne ancora visibili della miniera risalgono al periodo bellico di utilizzo. Il percorso di accesso attuale, inaugurato nel giugno 2025 con il contributo del Parco Nazionale,  del Comune di Ventasso e di volontari della Federazione Pro Natura, è parte integrante del programma di valorizzazione dei geositi dell’Emilia Romagna, dichiarati Patrimonio Mondiale UNESCO il 19 settembre 2023 con il nome “Carsismo e grotte nelle evaporiti dell’Appennino settentrionale”. Arrivare alla miniera è abbastanza agevole e rappresenta una facile escursione alla ricerca di un frammento del nostro passato, irto di difficoltà, pericoli e fatica per un povero guadagno.

Nel borgo di Casalino è possibile lasciare l’auto presso il cimitero del paese, e poi tornare leggermente indietro verso la Chiesa di San Rocco. Qui si imbocca il ripido sentiero CAI 625 che sale verso i Prati di Sara attraverso un secolare castagneto: un tempo indispensabile per la sopravvivenza della comunità, oggi fondamentale per la conservazione della biodiversità grazie alla decomposizione degli alberi vetusti. Il selciato del sentiero, ancora in buono stato, racconta del tempo della transumanza e del passaggio di migliaia di ovini verso i pascoli del Cusna. Passata una zona umida deputata alla captazione delle acque (tavolo con panchine), proseguendo sempre in salita si lascia il castagno per il faggio, in passato utilizzato per produrre il carbone di legna. A quota 1180 metri si abbandona il sentiero CAI 625, attraversando il rio Samagna (cartello) e si segue il sentiero che volge a destra. Si prosegue sempre verso ovest-sud/ovest con poco dislivello, fino ad incontrare una traccia che sale più risolutamente verso sinistra (cartello). Si passa un’area dedicata un tempo a carbonaia e in poco si arriva alla zona delle miniere, segnalata da cartelli esplicativi posti dal Parco.Poco oltre, si può godere dello spettacolare panorama degli Schiocchi dell’Ozola, comodamente seduti sui residui  delle estrazioni che venivano buttati dalla scarpata.

ATTENZIONE! PERICOLO DI CADUTA SE CI SI AVVICINA TROPPO AL BORDO!

 Il ritorno avviene per lo stesso percorso.