Triassic Tour – Il sentiero delle grotte

Il ‘Sentiero delle grotte’ consente di fare un salto nel passato di circa 250 milioni di anni e di entrare letteralmente nel mondo delle evaporiti gessose, depositate nel periodo geologico del Triassico. Questi enormi depositi di solfato di calcio, originati dall’evaporazione di un mare caldo non più esistente (Tetide), nel corso di milioni di anni sono stati sollevati dalle forze orogenetiche e scavati dai fiumi e dalle intemperie, assumendo l’aspetto attuale: il monte Gebolo e il monte Rosso sulla sponda sinistra, il monte Carù e il monte Caldina sulla sponda destra, l’ampio e tranquillo alveo del fiume Secchia in mezzo.
Per la grande solubilità del minerale gessoso, tutta la zona è caratterizzata da notevoli fenomeni di carsismo, con la formazione di doline, risorgenti e grotte sotterranee, ampiamente studiate da speleologi, geologi e naturalisti.
A differenza dei fenomeni carsici che avvengono nelle rocce calcaree a base di carbonato di calcio, il carsismo nel tenero gesso produce grotte e doline che si sfaldano e modificano molto velocemente, causando crolli e neoformazioni e rendendo molto pericolosa l’esplorazione delle cavità (mai avventurarsi in esse senza la presenza di un esperto speleologo!).
Il Gruppo Speleologico Paletnologico Gaetano Chierici di Reggio Emilia organizza tutti gli anni visite guidate alle grotte più accessibili e interessanti le quali, per motivi di sicurezza e di tutela della fauna e flora ipogea, non hanno gli ingressi segnalati.
Tutta la zona attorno all’alveo è appartata e silenziosa e non ha mai visto insediamenti umani stabili, ma è stata ampiamente sfruttata nei secoli con piccole fornaci per la cottura del gesso per l’edilizia (la ‘scagliola’), boschi per il legnatico, mulini per macinare i cereali e guadi di collegamento ‘veloce’ tra i borghi che si guardano dai versanti contrapposti.
A questo riguardo giova ricordare come il SIC dei Gessi Triassici, ora inserito nel comprensorio MAB Unesco, debba la sua esistenza a delicati equilibri evolutisi nel corso dei millenni ma che hanno nell’instabilità geologica un tallone d’Achille. Per questo ogni attività umana, per non dire ogni singolo comportamento nella zona, deve e dovrà essere finalizzata al massimo rispetto della Natura presente.
Per evitare la non sempre praticabile zona di confluenza col torrente Ozola, probabile antica via di collegamento tra Parma e Lucca in epoca medioevale e romana (la via delle ‘100 miglia’ tra Luceria di Parma e Lucca), il percorso sale inizialmente fino al piccolo nucleo di Ca’ Manari. Dopo Marmoreto segue per circa 1 km la strada asfaltata verso Busana, poi in leggera discesa il versante sinistro del Secchia fino alla strada per Talada. La si percorre in salita e, dopo circa 1 km, la si abbandona seguendo un’evidente carrareccia sulla destra, fino al guado, necessario, in prossimità dell’alveo del Rio Vei (verificare se le condizioni del fiume consentono l’attraversamento in condizioni di sicurezza!). Molto interessanti il paesaggio, i boschi e la bassa vegetazione ripariale attraversata in quest’ultima parte. Una sosta con fotografia girovagando sull’ampio alveo del Secchia è d’obbligo.
Passati sulla sponda destra, si arriva in breve al mulino della Gacciola. Qui l’itinerario incrocia il sentiero Spallanzani (CAI SSP), che si segue in ripida salita verso il monte Carù, con possibilità di varianti (incantevole il poggio dell’Oratorio di San Venerio, posto di fronte al caratteristico abitato di Sologno e separato dalla valle del fiume omonimo). Il piccolo e, purtroppo, degradato borgo di Castellaro merita una sosta per ammirare dalla sua sommità il panorama che spazia a 360 gradi su tutta la Val Secchia: dalla Pietra di Bismantova al Ventasso al Casarola al Cusna.
Proseguendo si attraversa Cerrè Sologno, si imbocca il sentiero CAI 621 fino a Primaore e poi in direzione Piolo. Lo si lascia, poco dopo una maestà con fontana, per scendere rapidamente al fiume Ozola (guado su griglia della presa d’acqua di una centralina idroelettrica) e poi risalire al bel borgo di Cinquecerri. Poco prima della piazza del paese, seguendo sulla destra le tracce dell’anello B si torna a Giarola. In alternativa è possibile accorciare il ritorno percorrendo la strada provinciale per Ligonchio, normalmente poco trafficata.
VARIANTE che abbrevvia il percorso: In caso di impossibilità nell’attraversare il Secchia si può risalire la strada verso Talada, o la valle del Rio Vei verso Costa de’ Grassi, rintracciando il tracciato del Triassic Big Tour e seguendolo a ritroso.
